Una buona raccolta di preconcetti su Hofer, il nemico straniero al di là del Piave
Ritratto del candidato del Partito della Libertà in Austria, che è andato avanti al primo turno ottenendo il 35 per cento delle preferenze
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4 AUG 20

Fratelli d’Italia, spingendo lo sguardo oltre l’erigendo muro del Brennero scorgiamo l’ennesima incarnazione del nemico (un austriaco, immancabilmente) che per inveterata deformazione non riusciamo a vedere se non caricaturale, confacente ai nostri preconcetti. Norbert Hofer del Partito della Libertà è una minaccia all’equilibrio democratico d’Europa, è la nuova alba degli anni Trenta, è un haideriano anche se, a onor del vero, Haider era polemicamente uscito dal medesimo partito reputandolo troppo moderato. Hofer è il volto rassicurante di una destra estrema, se sorride è per mostrare i denti, se promette di lavorare per il bene dell’Austria è uno xenofobo, se delinea un programma presidenziale è per destabilizzare il governo anche se, a onor del vero, si tratta del consueto retaggio retorico della carica di capo dello Stato cui concorre legalmente.
Hofer è uno che pubblica su Instagram foto con la pistola, è uno che ammette esplicitamente quanto gli piaccia sparare anche se, a onor del vero, va al poligono e mira a oggetti inanimati anziché a profughi o italiani. Hofer è un temerario, un gerarca dannunziano, uno che per camminare deve aiutarsi col bastone anche se, a onor del vero, la spina dorsale se la stava giocando sul parapendio e non alla battaglia del Piave. Non solo, ma Hofer è anche un retrivo, un tradizionalista, un passatista misogino che serba il vezzo intimidatorio di cantare la versione non aggiornata dell’inno dell’Austria, quindi non “patria di grandi figli e figlie” ma patria di grandi figli e basta, tutti maschi: e questo maschilismo non è sommamente preoccupante e scandaloso, fratelli d’Italia?